A oltre cinquant’anni da una delle scoperte più celebri della paleoantropologia, un incontro pubblico riporta al centro del dibattito scientifico e culturale la figura di “Lucy”, il celebre fossile che ha contribuito a riscrivere la storia dell’evoluzione umana.
Nel 1974, in Etiopia, un gruppo internazionale di paleontologi scoprì i resti fossili di uno scheletro parziale appartenente a un ominide femmina vissuto circa 3,2 milioni di anni fa. Battezzata “Lucy” prima ancora della sua classificazione, questa straordinaria testimonianza venne poi attribuita alla specie Australopithecus afarensis .
La scoperta rappresentò una svolta epocale per la paleoantropologia, grazie all’antichità e alla relativa completezza dello scheletro, che fornì nuove evidenze sulla capacità di locomozione eretta nei nostri antenati.
A Lucy, il Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche e il Dipartimento di Scienze della Vita, in collaborazione con il Sistema dei Musei e Orto Botanico – GEMMA Museo Mineralogico e Geologico Estense e il Museo Civico di Modena dedicano la conferenza “La fortuna di Lucy: 50 anni e non li dimostra …”, che si svolgerà mercoledì 6 maggio 2026 alle ore 15.00 presso la Sala Conferenza del Palazzo dei Musei (Largo S. Agostino, 337) a Modena.
L’incontro vedrà dialogare il prof. Jacopo Moggi Cecchi dell’Università di Firenze con i docenti di Unimore sull’evoluzione umana con l’obiettivo di coinvolgere sia gli specialisti sia il grande pubblico.
“Oggi Lucy - afferma la prof.ssa Annalisa Ferretti di Unimore - continua a mantenere intatta la sua rilevanza scientifica e simbolica: un’icona capace di raccontare, con immediatezza ed efficacia, la profondità temporale della linea evolutiva umana e di avvicinare il grande pubblico a temi complessi e fondamentali”.
«Lucy ci ricorda che l’evoluzione umana è un processo aperto – afferma il prof. Mauro Mandrioli di Unimore –, in cui progressi tecnologici e nuove scoperte contribuiscono continuamente a chiarire come siamo diventati ciò che siamo. Guardare Lucy è quindi, ancora oggi, un modo per interrogarci sulle nostre origini». La partecipazione alla conferenza è libera e aperta a tutti.